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Oleolito di iperico: il rimedio rosso dell’estate da preparare lentamente

Oleolito di iperico fatto in casa: scopri come riconoscere la pianta, raccogliere i fiori e preparare un oleolito naturale con olio di mandorle dolci. Proprietà, utilizzi e consigli pratici.

Anna Rue
Anna Rue

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L’idea di lasciare erbe e fiori in infusione nell’olio è antichissima. Già nelle civiltà mediterranee l’olio veniva utilizzato come mezzo per estrarre e conservare le proprietà delle piante officinali, soprattutto quelle impiegate nella cura quotidiana del corpo. Tra queste occupa un posto speciale l’iperico, conosciuto anche con diversi nomi tradizionali come “erba di San Giovanni”, “scacciadiavoli” o “erba della luce o del sole”. Il nome usato in botanica è Hypericum perforatum.

La denominazione “erba di San Giovanni” è legata al periodo della sua massima fioritura, che cade intorno al 24 giugno, giorno dedicato a San Giovanni Battista. Nella tradizione popolare europea questo momento dell’anno è carico di significati simbolici: è il periodo del solstizio d’estate, quando la luce raggiunge il suo apice. L’iperico, con i suoi fiori giallo oro che sembrano catturare il sole, è stato associato proprio a questa idea di luce e protezione. Per questo veniva raccolto in quei giorni e considerato una pianta speciale, capace di accompagnare riti di benessere e protezione domestica.

Nel corso dei secoli, la preparazione dell’oleolito di iperico è rimasta quasi immutata: fiori raccolti in estate, olio vegetale, sole e pazienza. Ancora oggi questo rimedio conserva qualcosa di profondamente rituale. Si prepara lentamente, seguendo i tempi della natura, osservando il colore dell’olio trasformarsi giorno dopo giorno in un rosso intenso e caldo.

Nella tradizione erboristica popolare, l’iperico è una delle piante più amate per la cura quotidiana della pelle. Prepararne un oleolito in casa significa anche imparare a osservare la natura con più attenzione, riconoscere le erbe spontanee e creare un piccolo rituale stagionale fatto di mani, sole e tempo.

La pianta di iperico: come riconoscerla 

L’iperico cresce spontaneamente nei luoghi assolati, lungo i sentieri di campagna, ai bordi delle strade sterrate e nei prati incolti. Durante la fioritura estiva è facile notarla grazie ai suoi piccoli fiori giallo oro che sembrano quasi brillare sotto il sole.

A uno sguardo più attento, l’iperico mostra dettagli molto particolari. Le foglie sono piccole, ovali e disposte a coppie lungo il fusto. Se vengono osservate controluce sembrano attraversate da minuscoli puntini trasparenti, come se fossero perforate. In realtà sono piccole ghiandole contenenti sostanze aromatiche, ed è proprio da questa caratteristica che deriva il termine “perforatum”.

I fiori hanno cinque petali delicati e numerosi stami sottili che si aprono verso l’esterno come piccoli raggi. Il segnale più caratteristico compare però quando si strofina un fiore tra le dita: la pelle si colora di rosso violaceo. Questa pigmentazione naturale è legata all’ipericina, uno dei componenti più noti della pianta.

L’iperico viene raccolto tradizionalmente intorno al periodo di San Giovanni, tra fine giugno e inizio luglio, quando la pianta è nel momento più ricco della fioritura.

Perché si usa proprio per gli oleoliti

L’iperico è una pianta particolarmente adatta alla macerazione in olio perché molte delle sue sostanze si trasferiscono bene nella componente lipidica. Durante il riposo al sole, l’olio cambia gradualmente colore fino a diventare rosso rubino scuro: un passaggio che rende questa preparazione unica anche dal punto di vista visivo.

L’oleolito ottenuto viene tradizionalmente utilizzato per nutrire e ammorbidire la pelle secca o stressata. È apprezzato dopo l’esposizione al sole, sulle zone screpolate o per massaggi rilassanti.

La consistenza finale dipende molto dall’olio scelto come base. Per una preparazione delicata e versatile, uno degli oli più utilizzati è l’olio di mandorle.

L’olio di mandorle: una base morbida e nutriente

L’olio di mandorle dolci ha una consistenza fluida e leggera che si assorbe facilmente sulla pelle. È ricco di sostanze emollienti e viene spesso scelto per preparazioni dedicate alle pelli delicate o secche.

Nel caso dell’oleolito di iperico, aiuta a creare un prodotto morbido, semplice da applicare e piacevole anche nei massaggi. Inoltre il suo profumo neutro lascia spazio all’aroma erbaceo della pianta senza coprirlo.

Chi preferisce texture più leggere può mescolarlo in parte con olio di girasole alto oleico oppure con olio di jojoba, ma la versione tradizionale con olio di mandorle resta una delle più equilibrate.

Si può preparare anche con olio di oliva, che ha una potente azione emolliente e nutriente, ma il suo odore caratteristico e pungente potrebbe non essere gradito sulla pelle.

La raccolta dei fiori: un gesto semplice ma importante

Per ottenere un buon oleolito è fondamentale raccogliere la pianta nel momento giusto. I fiori devono essere aperti, asciutti e vitali.

Meglio evitare le ore troppo umide del mattino o i giorni successivi alla pioggia. Una raccolta fatta in una giornata soleggiata riduce il rischio che l’acqua residua favorisca muffe durante la macerazione.

Si utilizzano le sommità fiorite, tagliandole delicatamente con forbici pulite. È sempre bene raccogliere con moderazione, lasciando alla pianta la possibilità di continuare il suo ciclo naturale.

Una volta a casa, i fiori possono essere lasciati riposare qualche ora su un telo di cotone per disperdere l’umidità in eccesso.

Come preparare l’oleolito di iperico

La preparazione richiede pochissimi strumenti: un barattolo di vetro pulito, olio vegetale e pazienza.

I fiori vengono inseriti nel vaso senza comprimerli troppo. Successivamente si versa l’olio fino a coprirli completamente. Questo passaggio è importante perché eventuali parti esposte all’aria potrebbero ossidarsi o sviluppare muffe.

Il barattolo va poi lasciato in un luogo luminoso e caldo dalle quattro alle sei settimane. Se non hai un giardino o una veranda esterna, puoi lasciare il barattolo su un davanzale esposto al sole, dove il calore favorisce lentamente la macerazione.

Con il passare dei giorni avviene la trasformazione più affascinante: l’olio assume tonalità sempre più rosse, dense e profonde.

Durante il periodo di riposo è utile agitare delicatamente il vaso ogni giorno nel primo periodo e controllare che i fiori rimangano immersi nell’olio.

Quando la macerazione è terminata, il contenuto viene filtrato con una garza o un colino fine. L’oleolito si conserva poi in bottiglie di vetro scuro, lontano da fonti di luce e calore.

Come usare l’oleolito nella quotidianità

L’oleolito di iperico è un potente rimedio naturale lenitivo, cicatrizzante ed emolliente. È indicato per trattare scottature, eritemi, pelle secca, smagliature e dolori articolari. A causa del suo principio attivo (l’ipericina), l’olio è fortemente fotosensibilizzante e non deve mai essere applicato prima di esporsi al sole, altrimenti può provocare macchie cutanee o ustioni. 

Per cosa utilizzarlo

  • Scottature ed eritemi: dona sollievo immediato alla pelle arrossata, aiutando a ripristinare il suo naturale equilibrio.
  • Cicatrizzazione e pelle secca: davorisce la guarigione di piccole ferite, screpolature e ustioni di lieve entità.
  • Dolori muscolari e articolari: trova impiego nel trattamento di dolori reumatici, sciatica o contratture.
  • Elasticità della pelle: è usato come olio elasticizzante per prevenire la formazione di smagliature.

Come e quando usarlo in sicurezza

  • Applicazione serale: usalo esclusivamente la sera o su zone del corpo che non saranno esposte alla luce solare per almeno 24-48 ore.
  • Trattamento dopo-sole: è ideale per un impiego come dopo-sole, per nutrire la pelle arrossata e accaldata dopo diverse ore di esposizione. 

Può essere utilizzato anche come ingrediente per autoprodurre balsami morbidi, unguenti o burri corpo insieme a cere vegetali e burro di cacao o di karitè.

Un olio antico che racconta il tempo lento

Preparare l’oleolito di iperico significa riscoprire una forma di autoproduzione essenziale, fatta di osservazione e semplicità. Non serve molta attrezzatura né esperienza avanzata: bastano una pianta raccolta con cura, un buon olio e il tempo necessario perché la natura faccia il suo lavoro.

Forse è proprio questo il fascino di questa preparazione antica. Ogni estate i fiori tornano a colorare i prati e ogni anno l’oleolito ci ricorda che alcune cose richiedono lentezza per trasformarsi davvero.

Se ami le preparazioni naturali e gli oleoliti fatti in casa, puoi scoprire anche l’articolo dedicato all’oleolito di lavanda, perfetto per chi cerca un macerato dal profumo rilassante e delicato da utilizzare nella routine quotidiana e nei momenti di cura e benessere. 

 

NOTA: I contenuti di questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e divulgative e non sostituiscono in alcun modo il parere di un medico o di un professionista della cosmetica. Per esigenze individuali o condizioni specifiche, è sempre consigliato rivolgersi al proprio medico di fiducia.

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Filomena

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